Emicrania

L’emicrania è davvero un dramma per coloro che ne soffrono.
Le crisi possono essere rare e intense o ripresentarsi ciclicamente e addirittura giornalmente condizionando quindi fortemente le normali attività, anche quelle più semplici.
L’emicrania nasconde dei “lati oscuri” da non sottovalutare; può essere infatti la spia di una o più patologie o sintomo di ansia e stress ormai incontenibili.

La difficoltà nel trattare l’emicrania, deriva dalle numerose possibili cause e concause.
Diagnosticare e curare dunque l’emicrania non è cosa semplice .

Trattare con metodi naturale e soprattutto con successo l’emicrania è quasi un’utopia (non ci riesce nemmeno la medicina ufficiale!)ma possiamo però provare a ritardare gli attacchi per tempi e intensità.

Lo yoga e le tecniche ad esse correlate sono un buon sostegno specie se l’emicrania è di origine muscolo tensivo o/e da stress.

La respirazione yogica ha un’azione profonda e benefica su tutto l’organismo aiutando nel caso dell’emicrania a modularne l’intensità o addirittura a ritardarla e se presa in tempo anche a prevenire una possibile crisi qualora si presenti.

L’agopuntura è un altro buon modo per aiutarsi.
Anch’essa può diminuire l’intensità dell’attacco emicranico con apprezzabili risultati. L’unica pecca è che molte persone non rispondono bene al trattamento per un’eccessiva sensibilità cutanea (area d’azione degli aghetti).

Altri trattamenti naturali sono i fitoterapici a base di partenio in abbinata al magnesio.

La compilazione di un diario alimentare da esporre poi a un parere di un professionista può essere utile per individuare quei cibi che hanno un’azione scatenante e quindi peggiorativa sull’emicrania.

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A proposito dei test per le intolleranze

*** Il quesito sull’affidabilità dei test per la ricerca delle intolleranze, è stato spesso dibattuto. La richiesta per effettuare un test per stabilire se è presente un’intolleranza, è in continuo aumento. In Italia, circa il 20 % degli italiani ritiene di essere intollerante ad un alimento. In realtà, molto spesso, non si tratta di intolleranza e l’abuso nell’utilizzo di test non affidabili, può aggravare una situazione in realtà estranea all’intolleranza stessa, con il rischio di ignorare o sottovalutare la vera causa del disturbo. Può succedere infatti che non vi sia nessuna relazione fra il sintomo che causa il disturbo e l’intolleranza verso l’alimento sospettato.
La sofisticazione alimentare e l’abuso di cibi industriali, hanno aumentato la sensibilità organica verso l’abuso di alcune sostanze in essi contenuti. Pulire e depurare l’organismo, oltre che rivedere la propria alimentazione, si rivelano spesso le soluzioni più intelligenti, qualora si sia esclusa la possibilità che vi siano patologie più serie a causare il disturbo.
Ecco i punti che sono messi più in discussione rispetto ai test per le intolleranze:
A)L’utilizzo di macchinari per effettuare i test delle intolleranze, sono sicuramente un comodo strumento per agevolare il lavoro dell’operatore, ma non responsabilizza il soggetto che si sottopone al test (ma neppure l’operatore, perché così facendo, egli delega al macchinario un risultato che dovrebbe essere invece oggetto di osservazione e studio da parte sua), nella presa di coscienza dei meccanismi che avvengono nell’organismo, e nella correzione dei comportamenti alimentari sbagliati, che hanno sviluppato “l’intolleranza”.
B)Le “provette”,(o fialette), utilizzate per il vega test e per i test muscolari o il pendolino, sono in vetro, ed il vetro si sa, non è un materiale conduttore, ma isolante. Per cui la sostanza da testare e la pelle del soggetto sotto osservazione sono isolati fra di loro. Non esiste alcuna possibilità di connessione fra la sostanza da testare e l’individuo sottoposto al test .
C)Non di meno, le boccette sono contaminate dall’energia delle persone che le hanno testate in precedenza. Non è fattibile per l’operatore sterilizzare le provette fra una consulenza e l’altra (a volte, sono oltre duecento!)
D)Il test kinesiologico, utilizza la misurazione della forza muscolare per testare l’intolleranza. Il soggetto tiene in una mano la fialetta, mentre con l’altra spinge con forza la mano verso l’operatore. La percezione di debolezza muscolare del soggetto nella spinta, farebbe pensare ad una intolleranza verso la sostanza testata in quel momento. Inoltre l’operatore a cui ci si rivolge quasi mai ha acquisito l’esperienza necessaria in materia (teorica e pratica). Spesso, la preparazione si basa su corsi della durata di poche ore o di un week end! Anche qui, siamo di fronte a due quesiti: Il primo è l’influenza che può subire involontariamente il soggetto durante la prova muscolare, e numero due, l’intolleranza è testata anche qui attraverso l’utilizzo di fialette di vetro. E’ dimostrato che non vi è alcuna attendibilità scientifica e non esiste una relazione che coinvolge il muscolo o lo scheletro nella relazione con le intolleranze alimentari.
E)Nella terapia vibrazionale ed energetica, il soggetto individua le sostanze mal tollerate tramite l’utilizzo di “carte” (o altri strumenti). In teoria si deve scegliere la carta che più ci ispira, o scegliendola d’impulso. Senza usare il ragionamento. Questo metodo è inaffidabile perché l’individuo è sottoposto al condizionamento ed alla suggestione visiva ed emotiva.
Questo metodo potrebbe Funzionare, se il soggetto si sottoponesse prima ad esercizi di preparazione con la meditazione. La scelta dovrebbe essere quindi effettuata in uno stato di sub coscienza e ad occhi chiusi.
F)L’utilizzo di “penne” e cursori”, collegati ai macchinari, non sono attendibili (Vega test).
E’ sufficiente che la punta del cursore non sia ben direzionata, o che la pelle sia “contaminata” dall’utilizzo di profumi e creme, residui di sapone, bagno doccia o, detersivo rilasciato dagli indumenti sulla pelle anche in minima quantità per falsare il risultato.
Inoltre, se ripetuti più volte, generano quasi sempre risultati diversi. L’uso di macchinari costosi e sofisticati, non sono sinonimo di affidabilità.
F) Il test citotossico: stabilisce l’intolleranza ponendo a contatto l’allergene con il sangue, determinando così una reazione da parte dei globuli bianchi.
L’intolleranza viene attribuita nel caso vi sia un’alta distruzione dei globuli bianchi a contatto con la sostanza da testare. Il test si rivela inaffidabile perché se ripetuto più volte, sullo stesso soggetto ma in momenti diversi, il risultato cambia. Sudi effettuati, hanno evidenziato che non vi è nessuna relazione fra il risultato del test e la reazione allergica ai cibi verso i quali si sono ipotizzati reazioni di intolleranze.
G)lI test del capello: non ha validità logica ne scientifica nella ricerca delle intolleranze alimentari. L’analisi si rivela utile solo nei casi si debbano ricercare residui tossici (metalli pesanti)e l’individuazione di alcune droghe.
Precisazione:L’analisi iridologica, non è un esame per la ricerca delle intolleranze, come erroneamente, alcuni operatori fanno credere.
L’esame dell’iride, si rivela utile nella ricerca di uno squilibrio organico individuato attraverso l’accumulo di acidi depositati sulla superficie iridea.
Ad esempio, se si rileva un ‘eccesso di acido ossalico sulla superficie iridea da analizzare, si agirà consigliandola riduzione di quei cibi ( come i pomodori) che producono o aumentano la fermentazione nell’intestino di acido ossalico. Inoltre procedere lavorando per ripristinare una situazione di eubiosi intestinale, è il sintomo di un lavoro svolto con metodo, professionalità e buon senso.

Tratto dal libro “il cibo che mi passa per la testa”
Cinzia Zedda

Latte o latte biologico..qual’è la differenza?

Il latte per le sue caratteristiche nutrizionali non è un alimento  che si presta per essere consumato e assimilato dall’organismo umano.

La storia evolutiva dell’uomo insegna che l’assunzione del latte è avvenuta in seguito alla sua nascita e per necessità di sopravvivenza ai periodi di carestia.

In seguito l’uomo scoprì nell’allevamento una grande fonte di reddito che continua  ancora oggi a livello mondiale.

Ora se vogliamo capire la differenza  fra il latte bio e il latte  “normale”, dobbiamo anche comprendere che la soluzione migliore si rivela quella di …NON BERLO AFFATTO!

Il latte ha caratteristiche nutritive decisamente sproporzionate e in eccesso di alcune sostanze che ben si prestano per la crescita veloce del vitello che in poche settimane deve trasformarsi in un bovino adulto del peso che si aggira intorno ai 700 chilogrammi.

Un neonato di contro, ha tempistiche più lunghe e un peso decisamente inferiore da raggiungere.

Vi sembrano osservazioni banali?

Leggete qui:

La “pompa calcio -fosforo” contenuta nel latte vaccino o animale in genere e di cui si regola l’organismo umano è squilibrata, ne risulta quindi un alimento acido non assimilabille dall’organismo umano. La conseguenza è che l’organismo per “reazione” di difesa, dovrà compensare con sostanze basiche tale acidità, prelevandole dallo scheletro.

Per cui avremo come risultato questa semplice operazione matematica: PIU’ CALCIO assuminamo con il latte, MENO CALCIO  l’organismo sarà in grado di trattenere.

Se così non fosse, chiedetevi questo:

Come mai nei paesi industrializzati dove vi è un consumo di grande quantità di latte, e dove esso è inserito pressochè dappertutto non si è ancora risolto il problema dell’osteoporsi?

Intolleranza:

Il latte produce una delle poche intolleranze da considerare “reali”.

Alla nascita infatti  l’organismo è munito della lattasi, enzima preposto alla digestione del lattosio (lo zucchero del latte).

Crecendo esso viene meno fino a scomparire del tutto mentre in taluni soggetti e popolazioni ne rimane qualche debole traccia (ecco spiegato perchè alcune persone lo tollerano meglio di altre).

Ciò significa che la PERFETTA LEGGE della NATURA ha stabilito che il latte (materno e comunque non animale…ad ogni razza i proprio latte) deve servire per il primario svezzamento del nascitturo che poi deve nutrirsi, per mantenersi in salute con altri alimenti (specie quelli solidi).

Ostinarsi a nutrirci di latte è contro natura quindi e produce numerose allergie e intolleranze (sempre più crescenti).

Frequenti sono le dermatite nei bambini e anche negli adulti.

All’ordine del giorno sono le pance gonfie e i disturbi intestinali, digestivi e mestruali nella donna.

In crescita sono i tumori alla prostata e al seno di cui il latte ne ha una forte responsabilità.

L’elenco dei disturbi che possono nascere o peggiorare con il consumo del latte è molto vasto.

Potete avere maggiori notizie leggendo il cibo che mi passa per la mente, in uscita per Pasqua su AMAZON.

Latte biologico?

Per essere tale il latte dovrebbe provenire da erba da pascolo biologica, il chè fà un pò sorridere!

L’operazione sarebbe un pò troppo costosa per essere poi calpestata dagli zoccoli della mucca.

l’erba non dovrebbe essere raccolta e posta nelle mangiatoie ma le mucche dovrebbero essere libere di vagare liberamente secondo i ritmi della natura nei verdi prati.

Ciò non può avvenire e di fatto non avviene.

Siamo di fronte a mucche da allevamento e sottoposte a mungiture intensive e forzate.

Questo scatena la produzione di adrenalina nell’animale che rimane nelle carni macellate e nel latte che beviamo.

Cosa mangerà dunque una mucca che produce latte biologico?

Le mucche normalmente vengono nutrite anche con mangimi chimici e rinforzati con ormoni e medicinali…

Inoltre “l’erba biologica”, dovrebbe essere lavata  da eventuali residui chimici causati dalle piogge e dall’inquinamento…e alquanto improbabile!

I terreni dovrebbero essere selezionati e trattati sequendo l’iter che il biologico propone ma che non corrisponde alle tempistiche dell’industria.

Infine, i vitellini dovrebbero provenire da allevamenti “selezionati”, ovvero da mucche BIOLOGICHE che invece sono state nutrite con mangimi chimici e trattate in modo cruento e anti natura.

Teniamo inoltre presente il trauma della separazione del vitellino dalla mamma e il fatto che esso verrà nutrito artificialmente con latte arricchito di sostanze chimiche.

Lasciamo dunque bere  il latte ai vitelli!

Buona bevuta a tutti!