Regalare vegano a Natale

Chi vuole il panettone vegan entro Natale… ordini ora o taccia per sempre! 🙂
13 dicembre 2017

Ultimi giorni per ordinare i vegan-pandori e panettoni da AgireOra Edizioni! Se vuoi averli entro Natale è necessario effettuare l’ordine entro giovedì 14 dicembre. Segnaliamo anche i nostri calendari con bellissime foto di animali e l’agenda per il 2018. Insieme a questi, puoi ordinare i tuoi regali di Natale solidali, a sostegno degli animali, abbiamo tanti prodotti interessanti.
http://www.agireoraedizioni.org/dolci-vegan/

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LEZIONI SUL CIBO…

Una domanda, ma anche il titolo del video trasmesso da un canale educativo In sostanza ci viene spiegato quello che accade al nostro organismo quando mangiamo. E nello specifico cosa succede se mangiamo eccessive quantità di determinati cibi o bevande .Il video trasmesso su Youtube già nella sua prima parte, datata 2015, aveva raccolto 12 […]

via Quanto cibo serve per ucciderti? — Creando Idee

Al gusto non si rinuncia

A volte qualcuno mi chiede “Ma perché corri? Non hai paura sola?” Rispondere è complesso, ma questa sera posso provarci, a modo mio. Era da tanto, troppo, che non correvo di sera ed oggi mi è stata regalata un ora dalla mia mamma e ne ho subito approfittato. Scarpette nuove, d’obbligo la bomboletta per l’asma […]

via Torta paradiso con mousse di cachi – senza glutine e senza latticini — Cioccolato e Liquirizia

Per chi ama il prosecco e…

Ecco la ricetta della prima portata che ho scelto, e che voglio rappresenti il mio Natale vegano. Voglio stupirli tutti a tavola, con colori e sapori 😉 Una ricetta che ho elaborato partendo dal semplice risotto al melograno, che abbiamo tutti già visto, ma aggiungendo del finocchio e del prosecco, è diventato decisamente scoppiettante nel […]

via Risotto con melograno e finocchio al prosecco — La cucina di monic / cucina vegana

Zucca zucca del mio palato, chi è la più buona del reame?

Finalmente è arrivato il periodo delle zucche e così ho pensato bene di proporvi una versione di creme caramel perfetta per questa stagione. Avevo già postato la ricetta base veg di questo dolce al cucchiaio, ma questa è più particolare, di un bel colore arancione che fa venire tanta voglia. In realtà oggi voglio cogliere […]

via Creme caramel alla zucca — la tana del riccio

Strani frullati girano in cucina!

L’estate delle prime volte, decisamente. Dopo i ghiaccioli al lampone, primi in assoluto su questi schermi, ecco un frullato. Se non consideriamo il lassi al mango, che fa razza a sè, frullati, frappè e centrifugati non mi hanno mai attratto particolarmente. Diciamo che preferisco mangiare che bere, soprattutto se si tratta di frutta. Ma le Continue…

via Frullato di melone e ananas con Crème de Cassis — Panelibrienuvole

Seitan fai da te? Si grazie!

Tutti sanno che noi vegani siamo dei seitanisti, la setta dei seitanisti! che paura! 😀 A parte gli scherzi, Il seitan è un impasto, altamente proteico, ricavato dal glutine del grano, quindi molto usato nella nostra cucina vegana. Una pecca che ha il seitan prodotto industrialmente, è che la maggior parte delle volte è estremamente salato, a volte un pò secco e […]

via Seitan autoprodotto — La cucina di monic / cucina vegana

Evviva il gnocco…di riso!

Gli gnocchi di riso sono uno dei miei primi piatti cinesi preferiti, lo ordino spesso quando andiamo al ristorante cinese e mi ero sempre chiesta come si preparasse, non immaginavo che fosse cosa facile e soprattutto cosa veloce. Questa settimana mi sono data alla cucina etnica, ho iniziato lunedì con una ricetta francese, oggi vi […]

via Gnocchi di riso — Caramello Salato

Un’idea fatta di albumi, ciliegie e pistacchi!

Incredibile. In tre anni di suggestioni e divagazioni, non ho mai parlato di Follonica. Il mio Eden personale, l’età dell’oro a cui sempre torna il mio cuore. Strano davvero. Forse perché si tende a proteggere le cose cui si tiene veramente e quei ricordi sono tra i più preziosi che ho. Si partiva in questi giorni,Continue…

via Torta di albumi con ciliegie e pistacchi — Panelibrienuvole

Come fare il latte di mandorla in casa

Latte di mandorla homemade: una sana delizia

Definita normalmente frutta secca, la mandorla è il seme commestibile del bellissimo albero del mandorlo. Utilizzate per dolci squisiti, per conferire croccantezza a ricette salate, gustate in purezza, le mandorle sono un ingrediente davvero versatile e amato da tutti.Mandorlo (1)

Questi semi non sono solo buoni ma anche ricchi di proprietà benefiche e di preziose sostanze nutritive. La mandorla contiene infatti elevate quantità di vitamina B2 e di vitamina E che le rendono un alimento antiossidante, ma anche fibre e “grassi buoni”, della classe omega 6. Certo, come tutta la frutta secca è molto calorica quindi non bisogna eccedere nel consumo… ma che difficile fermarsi!

Oggi vorrei condividere con voi un modo delizioso di godere di tutte le proprietà della mandorla: la ricetta del latte di mandorla fatto in casa.

L’idea di creare un latte vegetale casalingo può spaventare, ma è più facile di quanto si possa pensare. Ecco il procedimento per ottenere un nettare squisito.

  • Prendete circa 130 grammi di mandorle biologiche (io uso quelle di Torrito) e mettetele nel frullatore con mezzo bicchiere d’acqua: frullate. Poco a poco continuate ad aggiungere acqua e a frullare, arrivando a inserire in tutto un litro d’acqua. Otterrete una poltiglia morbida da trasferire in un recipiente dove lasciarla riposare per mezz’ora.
  • Nel frattempo fate bollire un tovagliolo in una pentola d’acqua con un cucchiaio di bicarbonato, che toglierà ogni eventuale residuo e odore di detersivo (5-10 minuti). Poi fatelo bollire nuovamente, questa volta senza bicarbonato.
  • Prendete una ciotola, metteteci sopra un colino e sopra questo il vostro tovagliolo ben aperto. Iniziate a versare lentamente il composto di mandorle e acqua. L’acqua lattiginosa che arriverà nella ciotola sarà il vostro latte di mandorla. Continuate l’operazione finché non avrete terminato di versare tutto il composto. Prendete il tovagliolo con le mandorle frullate e strizzatelo con forza: uscirà ancora latte.

Il vostro latte di mandorla homemade a questo punto sarà pronto per essere trasferito in una caraffa o in una bottiglia di vetro. Essendo senza zucchero potrete dolcificarlo secondo il vostro gusto (perfetto è lo sciroppo d’agave), ma personalmente lo amo al naturale.

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Dissetante, dal gusto pieno e al contempo delicato, il vostro latte di mandorla vi assicurerà un pieno di vitamine e di minerali essenziali come il potassio. Non avendo origine animale il latte di mandorla viene è perfetto nelle diete vegane e vegetariane, come sostituto del latte vaccino.

Michela Quaglio

Il profumo del sambuco…pucciato nel the..

Tutti conoscono i biscotti a fiore, ma con il nome canestrelli si intende una serie di prodotti da forno diversissimi tra loro, che creano una gran confusione in chi si metta in testa di fare una ricerca. Ci sono le cialde delle valli alpine, istoriate con disegni a rilievo, che sono diverse dalle cialde biellesi,Continue…

via Canestrelli con burro ai fiori di sambuco — Panelibrienuvole

AVOCADO FOR EVER

Mi è stato richiesto a gran voce e, visto che non riesco a trovare esattamente quando maturano, ma che si trovano comunque sempre al supermercato perché sono ormai coltivati in varie zone del mondo, ecco le cose da sapere sull’avocado: i pro e i contro, ovviamente 😉 L’avocado è un albero tropicale che viene coltivato […]

via 10 cose da sapere sull’avocado — Ricette da coinquiline

Assolutamente invitante!

Zuppa con indivia riccia L’ asta battuta da Dio per assegnare agli uomini la bontà andò deserta; andarono deserte anche quelle per assegnare la saggezza ed il rispetto. Invece le aste battute per assegnare la Natura rigogliosa ed incontaminata, l’armonioso succedersi delle Stagioni, l’ingegno, la capacità di coltivare la terra, la fantasia, ebbero successo, una […]

via Zuppa con indivia riccia, farina di mais, chips di radice di prezzemolo e l’asta — accantoalcamino

Cenone di capodanno …Vegano!

Perché no?

Il” cenone del trentuno vegano” potrebbe diventare una nuova e divertente  occasione per assaggiare un nuovo tipo di cucina.

Oltre ad essere una scelta etica o salutistica, il veganesimo sta entrando nelle preferenze culinarie di molti italiani e di tutte le età. Non si tratta più di seguire un’ideologia o un’etichetta rigida per chi ha invece problemi di salute e deve adattarsi a un regime alimentare più semplice e “povero” , ma sta diventando un tormentone….anzi aggiungerei , un sano tormentone!

E allora perché almeno una volta nella vita no provare piatti e gusti nuovi e trasformare il solito rito della gran buffata di fine anno in una esperienza nuova?

Se CLICCHI QUI, potrai scoprire con facilità dove si trova il ristorante con menù vegano più vicino a te e molto altro!

Buona avventura!

 

Corsa all’acquisto dei panettoni veg scontati

Offerta speciale mini-panetton vegan
26 dicembre 2016

Natale è passato, ma abbiamo ancora gli ultimi pezzi degli ottimi mini-panettoni vegan artigianali: un prezzo speciale per chi li ordina (2,50 euro anziché 3,50) e un aiuto per il lavoro pro-animali dell’associazione AgireOra Edizioni. Inoltre ancora disponibili gli ultimi calendari dell’avvento a soli 3 euro per 120 g di cioccolata.

Offerta speciale mini-panetton vegan
Sono rimasti ancora alcuni mini-panettoni vegan, sia al cioccolato che classici con uvetta e canditi: 2,50 euro per un panettoncino da 100 grammi, contro i 3,50 del prezzo pieno, con uno “sconto” del 30%. Se ordini subito, possiamo spedirli mercoledì 28 dicembre e arriveranno giovedì o venerdì, in tempo per capodanno!

Ancora disponibili inoltre gli ultimissimi pezzi del calendario dell’avvento, “farcito” di cioccolata: certo, non ha più senso usarlo come calendario dell’avvento, ma contiene comunque 120 g di cioccolatini al latte di riso, a soli 3 euro.

Dacci una mano a smaltire gli utili pezzi: il prezzo è conveniente e acquistando questi prodotti contribuisci alla raccolta fondi per le attività pro-animali di AgireOra!

Ricordiamo anche che abbiamo ancora il calendario da parete e quello da tavolo, con le bellissime foto di animali di varie specie, e ogni mese ricette vegan oppure consigli su libri da leggere, siti da visitare, riflessioni e campagne a cui partecipare in difesa degli animali. Questi naturalmente non sono in sconto, perché sono ancora in piena stagione!

Lo stesso vale per l’agenda “Noi e gli animali”, che accompagna il lettore lungo il corso del 2017 con alcune informazioni molto pratiche da applicare nella vita di ogni giorno per evitare di nuocere agli animali e difendere il loro diritto alla vita.

Puoi trovare questi prodotti alla pagina Un nuovo anno a difesa degli animali

Grazie e buone feste!

 

Dolci vegan in concorso a Torino

Siete tutti invitati a partecipare alla gara di dolci vegan di AgireOra, che si terrà a Torino domenica 20 novembre pomeriggio. Se ti appassiona la pasticcera e vuoi confrontarti con altri pasticceri dilettanti, partecipa come concorrente, potrai vincere un premio! Vuoi partecipare come “pubblico assaggiatore”, per decidere il vincitore votando il dolce che preferisci? Ti aspettiamo, troverai tanti dolci buonissimi! Puoi già dare la tua adesione fin da ora.

L’evento si terrà presso il Circolo Naturalmente Veg di corso Casale 204 L.

La partecipazione, come concorrente o tra il pubblico, prevede un’offerta minima di 5 euro a persona: tutto il ricavato verrà devoluto ad AgireOra Network.

Per informazioni e iscrizioni scrivere a: info@agireora.org

REGOLAMENTO COMPLETO

ISCRIZIONI

Le iscrizioni sono aperte a tutti i dilettanti; sono quindi esclusi i professionisti nel settore. Le iscrizioni e devono avvenire entro sabato 19 novembre. La quota di iscrizione alla gara è di 5 euro sia per i concorrenti che per gli assaggiatori/giuria.

CONCORRENTI

I concorrenti dovranno presentarsi tra le ore 15.00 e le 15.30 con il loro dolce (non tagliato, per poterlo fotografare) e inviarci via mail la ricetta. Ogni partecipante alla gara potrà assaggiare e votare i dolci degli altri.

ASSAGGIATORI – GIURIA

Gli assaggiatori potranno presentarsi dalle ore 16 e riceveranno una scheda per la votazione. Assaggeranno un pezzetto di tutti i dolci in gara e voteranno il loro preferito scrivendo il numero corrispondente nella scheda e inserendola nell’apposita urna di raccolta. Ogni votante potrà indicare un solo dolce come vincitore. Al termine della gara ci sarà lo spoglio delle schede da parte degli organizzatori che stileranno la classifica.

TAGLIO

Il taglio dei dolci avverrà in sala ad opera degli organizzatori, dopo che tutti saranno registrati e dopo aver fatto foto dei dolci. Per consentire l’assaggio a più persone, le porzioni saranno piccole.

DOLCI

I dolci dovranno essere rigorosamente vegan, quindi realizzati esclusivamente con ingredienti 100% vegetali e non dovranno contenere latte di origine animale e suoi derivati (burro, mascarpone, ricotta ecc.), uova, miele, coloranti e additivi di origine animale. Si può partecipare con dolci di ogni genere: torte, dolci al cucchiaio, biscotti, pasticcini, focacce dolci, specialità crudiste, ecc..

PREMI E VINCITORE

Alla fine della gara, dopo lo spoglio delle schede, verranno premiati i primi 3 classificati.

Pur di vendere anche l’olio di Palma diventa santo!

Ebbene si, pur di vendere, anzi pur di guadagnare, le aziende che dovrebbero adattarsi ed eliminare l’olio di Palma dagli ingredienti delle loro merendine, e dai loro crackers o cioccolata ne inventano una ogni giorno.

Per qualche azienda dolciaria, adattarsi a un nuovo mercato più consapevole che richiede l’utilizzo di prodotti più genuini creati  con materie prime un po’ più costosette ma sicuramente meno nocive per il nostro fegato e le nostre arterie…a qualcuno proprio non va giù!

Certo, posso comprendere che cambiare un ingrediente, come l’olio possa incidere su gusto e sulla consistenza del prodotto finale.

Posso comprendere che ci possano essere dei costi aggiuntivi e non previsti per adattare i macchinari (??)a una lavorazione diversa e le confezioni con un nuovo pechaging.

Ma non comprendo come si possano cambiare le carte in tavola circa i benefici o l’innocuità dell’olio di Palma.

NB: la chimica, ovvero la composizione di un olio è una cosa. L’effetto e la reazione sull’organismo è ben altra cosa.

Sappiamo benissimo che la combinazione in certe dosi di zuccheri e grassi creano una sorta di dipendenza nel consumatore nei confronti di un prodotto con le caratteristiche citate.

Sappiamo altresì che le merendine, i biscotti ed il pane fanno parte dell’alimentazione base del consumatore e in specie nelle famiglie con figli in età scolare.

Questi prodotti da forno, sono consumati almeno tre o quattro volte al di per bambino (colazione, merendina a metà mattina, pranzo, merenda del pomeriggio e il pasto serale). Questo nella normalità, senza contare che il controllo della quantità del numero  della merendina /biscotto/snack/cioccolata  consumata non viene sempre fatto.  A volte aumentano di fronte al capriccio o per  una carenza di informazioni in merito all’argomento da parte dei famigliari, o perché non sempre si riesce a stare dietro ai nostri figli. L’argomento in realtà è esteso anche agli adulti di ogni età (colazione al bar, snack in ufficio, aperitivo…). Soprattutto a casa con i pasti pronti e i prodotti da forno “freschi” di panetteria l’insidia si nasconde.

Chiedete al vostro panettiere di fiducia se hanno del pane senza grassi.

Vi risponderà al 75% che  sarà possibile averlo solo sotto prenotazione il martedì o il giovedì.

Avete anche letto gli ingredienti esposti nei prodotti da forno che escono caldi profumati e fragranti dal banco forno dei discount? Un invito a nozze per chi ha l’occhio più grande della propria pancia.

Premesso ciò, è inutile sottolineare come da parte degli esperti nutrizionisti e chimici pagati dalle industrie alimentari, vi sia l’affermazione che l’olio di palma o i grassi idrogenati   potrebbero “fare male” solo se consumati in quantità eccessiva e che la percentuale nei loro prodotti di olio di palma (guarda a caso) sia minima… Fate voi le vostre conclusioni!

Che ci sia un interesse dietro economico è palese!

Ho notato al supermercato non molto tempo fa, che una casa produttrice ( e qui mi mordo le mani perché non ricordo quale), ha alzato il costo dei biscotti che non contengono olio di palma rendendo più accessibile il prezzo dei biscotti rimasti con la cara vecchia palma!

Vale a dire: divido i prodotti in due categorie:

I prodotti A per la classe di fruitori “rompic…..” e magari più benestanti che possono spendere di più per un sacchettino con una ventina di biscotti “sani”.

Al poveretto che non può, per togliersi lo sfizio e addolcirsi la vita con un dolcetto si deve accontentare! E ancora….con la crisi economica che svuota le tasche degli italiani, vincerà il prodotto B e il caso dei biscotti A verrà archiviato per sempre.

Dunque chi si nasconde affermando che l’olio di Palma o chi per lui, può essere consumato tranquillamente dico  che non è così.

La quantità di grassi ingeriti quotidianamente è altino.

Ho assistito a un  caso di colesterolo su una persona  poco più quarantenne  con oltre trecento di colesterolo. Roba da brividi!

L’eliminazione dei soli prodotti a base di olio di Palma (crachers consumati quotidianamente e croissant del bar) nell’alimentazione di questa persona nel giro di tre mesi ha prodotto una diminuzione a 270 del colesterolo.

Vorrà dire qualcosa?

Non facciamoci ingannare due volte.

Prima con l’eliminazione della margarina sostituita con l’olio di palma…(ehm..c’è qualcosa che non mi torna). Poi con l’introduzione della margarina vegetale ( e qui mi viene da ridere per come ci prendono per sprovveduti). Notare come imperversa poi l’utilizzo dell’olio vegetale di girasole nei nuovi prodotti e in ogni dove, laddove manchi  la volontà di infilarci un po’ di olio di oliva.

L’utilizzo dell’olio di girasole è controindicato a chi è colpito da malattie autoimmuni e siamo davvero in tanti (psoriasi, lupus, tiroidite, sclerosi….).

Qualcuno ha anche cantilenato che la forza del loro “prodotto vincente” è dato dall’olio di palma che ne regala gusto  e morbidezza…..aggiungerei anche dipendenza….

Chiudo qui.

Commentate voi!

 

 

 

 

 

Pancia gonfia? No grazie!!

Uno dei disturbi più lamentati, soprattutto dalle donne è il gonfiore addominale. Oltre a provocare fastidio e disagio, costituisce un problema estetico ingombrante. Vediamo insieme quali sono le cause e i rimedi più veloci ed efficaci per avere un addome piatto e snello.

LEGGI TUTTO SU: http://www.viversano.net/salute/corpo-umano/10-rimedi-gonfiore-addominale/

Tutto il rosa dell’Himalaya

Sale rosa dell’Himalaya? No grazie

Il sale accompagna la nostra cucina da millenni e ogni italiano ha in cucina una o più confezioni di quei cristalli bianchi, di grandezza e forma variabile, che utilizziamo per insaporire i cibi e per molte altre applicazioni. Negli ultimi anni però si sono diffusi sul mercato anche sali di colori variopinti: rossi, grigi, neri ma soprattutto rosa. Ultimamente infatti è divenuto molto popolare, con il nome di sale dell’Himalaya, un sale proveniente dal Pakistan di un bel color rosa.

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A dispetto del nome questo minerale non proviene dalla catena dell’Himalaya ma dal salt range, nella provincia del Punjab in Pakistan, un sistema di montagne che si estende per circa 200 km, a qualche centinaio di km dalla famosa catena montuosa. In queste montagne sono presenti dei depositi di sale stimati in più di 10 miliardi di tonnellate e numerose miniere, sfruttate sin dall’antichità, che producono circa 600.000 tonnellate di sale all’anno. Nell’estremità orientale del salt range, a 160 km dalla capitale Islamabad, c’è la miniera di Khewra, che produce sale dal 320 a.C..

Khewra è la seconda più grande miniera di sale al mondo, e la più antica del continente asiatico, con sette strati salini alti cumulativamente 150 metri di colori che vanno dal trasparente al bianco al rosa al rosso carne. Le gallerie si estendono per più di 40 km su 18 livelli e un’area di 110 km quadri. La miniera produce 325.000 tonnellate di sale ogni anno. Viene estratto solo il 50% del sale (più precisamente il  minerale halite o salgemma), mentre il resto viene lasciato come pilastri interni alla miniera per sostenere la struttura.

Rosso ferro

Se prendiamo 1 kg di acqua di mare e la facciamo evaporare completamente otterremo circa 35 grammi di sali, di cui la parte del leone la fa il cloruro di sodio, per il 77% circa. Dei sali rimanenti, il 99% è costituito da sali di calcio e magnesio. Il restante sono tracce di praticamente quasi tutti gli elementi noti della tabella periodica, di scarso valore nutrizionale. Nelle miniere di sale troviamo invece i residui di mari e oceani prosciugatisi milioni di anni fa, e che in seguito possono aver subito altri processi geologici tali da alterarne la composizione, e quindi oltre al cloruro di sodio possono essere presenti altre sostanze in quantità non trascurabile. Sono queste impurezze, e in particolare gli ossidi di ferro, a donare al sale rosa il suo colore.

Ho consultato alcuni articoli scientifici che riportano le analisi chimiche del sale rosa di Khewra, e vi è una enorme variabilità nel contenuto di minerali. Il ferro, a seconda del campione analizzato, può essere presente da 0.24 mg/kg fino a 50 mg/kg, duecento volte di più. Vi ho detto che nella miniera sono presenti strati di colore diverso, dal bianco al rosso, quindi non stupisce affatto che campioni diversi diano risultati diversi. Ed è possibile che anche all’interno di uno strato vi siano variazioni notevoli. D’altra parte, se osservate bene il vostro sale rosa, vedrete anche voi benissimo che vi sono pezzi di colore diverso. Dalla ciotola sopra ho provato a separare cristalli di colore diverso, ed è presumibile che se analizzassi i pezzi bianchi troverei una composizione diversa da quelli rossi.

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Se pensate però che, dato che il comune sale da tavola non contiene praticamente ferro, il sale rosa sia una buona fonte di ferro. Beh dovete ricredervi.

Ferro e Sodio

Ogni giorno l’italiano adulto mediamente consuma dieci grammi di sale. Sia aggiunto direttamente a tavola sia negli alimenti e bevande che consuma. Dieci grammi di sale contengono circa 4 grammi di sodio, elemento di cui abbiamo bisogno. Il nostro corpo però non ne necessita così tanto: in condizioni normali eliminiamo giornalmente 0.1-0.6 grammi di sodio, che dobbiamo quindi reintegrare. Il resto è superfluo e se la nostra dieta è troppo ricca di sodio ci possono essere delle ripercussioni sulla nostra salute. Infatti le raccomandazioni sanitarie attuali consigliano di ridurre a 6 i grammi di sale assunti giornalmente. In pratica, poiché di quei 10 grammi giornalieri, dai 3 ai 5 sono aggiunti al cibo  direttamente da noi o mentre cuciniamo, potremmo benissimo assumere tutto il sodio necessario anche senza salare nulla, anche se il sapore ovviamente ne risentirebbe. È sicuro però che, con i grandi consumi attuali di sale, è possibile sicuramente ridurne l’utilizzo, senza doverlo eliminare del tutto e senza grosse ripercussioni sui sapori.

Ma torniamo al ferro: supponiamo di sostituire quei cinque grammi giornalieri di sale bianco che usiamo in cucina con del sale dell’Himalaya. Poiché un chilogrammo di sale rosa contiene da 0.2 a 50 mg di ferro, assumeremmo giornalmente da 0.001 mg a 0.25 mg di ferro attraverso quei cinque grammi di sale. È poco? È tanto?

Agli adulti maschi si raccomanda l’assunzione di 10 mg di ferro al giorno, mentre per le donne si va dai 27 in gravidanza ai 18 da adulte per ridursi a 10 per le donne anziane. Capite bene quindi che l’assunzione di ferro dal sale rosa è, numeri alla mano, del tutto trascurabile. Forse otterremmo qualche cosa di più succhiando un chiodo arrugginito ;) . È lo stesso discorso che avevo fatto cercando di spiegare perché chi vanta “superiori proprietà nutrizionali” dello zucchero di canna ci marcia contando che nessuno vada a fare i calcoli (oppure è semplicemente inaffidabile). Una persona con una dieta bilanciata non ha bisogno di assumere ferro dal sale o dallo zucchero, mentre se si ha una carenza non sono certo le infime quantità presenti nel sale, o nello zucchero, che possono aiutare. Possiamo assumere il ferro da molti altri alimenti dove è più disponibile: 100 grammi di fegato di vitello o 100 grammi di fagioli ne contengono 9 mg mentre un tuorlo d’uovo ne contiene 5 mg.

Discorso analogo se andiamo ad analizzare il contenuto di altri minerali, come Zinco o Manganese, di cui ne dobbiamo assumere quantità dell’ordine dei milligrammi.

Sempre senza numeri!

Questo giochino di magnificare le proprietà nutrizionali di un alimento senza fornire dei numeri di riferimento è fin troppo diffuso. Soprattutto in rete. Spesso mi arrabbio quando leggo che questo o quell’alimento sono “ricchi di…”, senza numeri. A volte è fatto in modo innocente, per non appesantire il discorso, ma altre volte no. Da scienziato sono abituato a “misurare il mondo” con i numeri, non con le parole. Però i numeri, purtroppo, rendono molto meno “appetibile” un articolo, se non addirittura scoraggiarne la lettura per alcuni lettori, mentre scrivere che la menta o il pepe sono ricchi di ferro rende subito più “salutista e nutriente” una ricetta. Ed è vero che le foglie di menta (10 mg/100 g) o il pepe (11 mg/100g) contengono tanto ferro. Ma quanto pepe e quanta menta utilizzate in una ricetta? Se sostituite in un dolce lo zucchero bianco con quello di canna demerara, o col mascobado, o condite le patate arrosto con il sale integrale invece che con quello bianco purificato, non pensiate che questo le trasformi magicamente in “ricette salutiste”.

Un essere umano adulto deve assumere 0.15 millligrammi di Iodio al giorno, e in molte zone d’Italia e del mondo vi è una carenza di questo elemento nell’alimentazione, ed è per questo che si consiglia il consumo di sale iodato, la cui aggiunta di iodio al sale è stata tarata per poter assumere tutta la quantità di iodio che ci serve da 5 grammi di sale. Nonostante quanto alcuni scrivano (sempre senza numeri alla mano), il sale integrale non contiene una quantità sufficiente di iodio, ed è per questo che è necessario integrarlo.

Alcuni siti sostengono che il sale rosa dell’Himalaya contenga già una quantità di Iodio sufficiente per i nostri fabbisogni. Purtroppo, vedi la sfiga, tra tutte le impurità presenti nel sale rosa, non vi è proprio traccia dello iodio. Questo è il motivo per cui nella vicina India è addirittura vietata la vendita di questo sale o di qualsiasi altro sale non iodato, a seguito di una campagna nazionale volta a eliminare la carenza di iodio nella popolazione.

E il resto?

Molto spesso del sale rosa si magnifica il fatto che contenga moltissimi elementi, e non solo cloruro di sodio come il sale raffinato da tavola. In realtà come vi ho spiegato, numeri alla mano, non vi sono motivazioni di tipo nutrizionale valide per usare questo sale, e vado letteralmente in bestia quanto lo sento descrivere come “protagonista assoluto del benessere” o con tutta una serie di presunti benefici (completamente inventati, senza uno straccio di riferimento scientifico) da chi viene presentato come “nutrizionista” (notevole gli “elementi della tavola pitagorica” al minuto 1:23 del video). Se cercate in rete trovate letteralmente centinaia di articoli che magnificano le proprietà di questo sale; anche purtroppo siti di biologi, medici o nutrizionisti, tutti rigorosamente senza uno straccio di riferimento scientifico. Ma soprattutto tutti che ripetono a pappagallo da bufala degli 84 elementi che servirebbero al nostro organismo. Viene addirittura spacciato per “integratore naturale”. La Società Italiana di Nutrizione Umana riporta i livelli dei 15 (quindici!) elementi nutrienti che devono essere assunti giornalmente. Alcuni altri, come il Cobalto, li assumiamo solo in forma organica (nella vitamina B12), mentre di qualche altro o è ancora dibattuto il suo reale ruolo nel nostro organismo oppure ne abbiamo bisogno in tracce talmente piccole che non sono ancora state determinate. In ogni caso per quello che sappiamo oggi non superiamo i 24 elementi. E gli altri 60 per arrivare al numero magico 84? Che fanno? A che servono? Provate a chiederlo a chi continua a propagare questa storia e vediamo che vi risponde.

Il sale rosa contiene sì un sacco di altre cose oltre al cloruro di sodio, anche se non esiste nessuna analisi chimica pubblicata su una rivista scientifica che riporti i mitologici 84 elementi. Questa caratteristica però, lungi dall’essere necessariamente positiva come viene invece strombazzata, merita un approfondimento. Nella letteratura scientifica ho trovato tre articoli abbastanza recenti che analizzano la presenza di alcuni elementi. Le analisi pubblicate mostrano come il sale di Khewra possa contenere delle concentrazioni non trascurabili di metalli come Rame, Zinco, Cadmio, Nickel, Manganese, Piombo, Cobalto, Tellurio, Bario, Alluminio e altri.

Alcuni di questi, come il Rame o lo Zinco, in piccole dosi sono utili per il funzionamento del nostro organismo. Purtroppo come già detto il sale rosa non ne contiene abbastanza.

Altri invece, come il Cadmio o il Piombo, (nei famosi 60 che mancano per arrivare a 84), non solo non sono assolutamente necessari, ma sono addirittura tossici e si accumulano nell’organismo. Mi soffermo per brevità solo su uno di questi.

Il Cadmio

Il Cadmio è un metallo estremamente tossico, che può causare danni ai reni, difetti al sistema riproduttivo, è teratogeno e l’OMS/IARC lo classifica come cancerogeno di classe 1. Per questo motivo la FAO e l’OMS (Codex alimentarius) hanno fissato in 0.5 mg/kg il massimo residuo di cadmio che può essere presente nel sale alimentare. Le analisi pubblicate in letteratura sono molto variabili, dipendendo molto dalla qualità e dalla provenienza, all’interno della miniera, del campione, con valori di Cadmio che vanno da zero fino a 9 mg/kg, quasi venti volte la dose considerata ammissibile. Data la variabilità esistente, è difficile conoscere il contenuto di metalli pesanti nel sale rosa venduto in Italia, è non è affatto detto che a una minore colorazione rossa corrisponda anche una minore concentrazione degli altri contaminanti.

In ogni caso, data la possibilità di assumere quantità piccole ma non trascurabili di metalli pesanti che si possono accumulare nell’organismo, senza alcun altro beneficio nutrizionale, non c’è alcun motivo per preferire questo sale al normale, e praticamente privo di metalli pesanti, sale bianco raffinato.

C’è da preoccuparsi se usate regolarmente il sale rosa, perché ve lo hanno regalato e non volete buttarlo oppure perché avete creduto in buona fede a qualche imbonitore con camice bianco? Secondo l’OMS possiamo tollerare 500 microgrammi di Cadmio alla settimana. Consideriamo il caso del sale rosa più contaminato di Cadmio, con 9 mg/kg. Assumendone 5 grammi al giorno stiamo assumendo 315 microgrammi di Cadmio alla settimana, inferiore al limite consigliato dall’OMS. Quindi state tranquilli che non rischiate l’avvelenamento.

Ma perché dovremmo assumere 500, 315 o anche solo 100 microgrammi di Cadmio? Solo per seguire una stupida moda?

Non riduce l’ipertensione, non la ritenzione idrica, non ci sono vantaggi nell’usarlo. Contiene impurezze che, seppure non in dosi da farlo risultare tossico, di sicuro non servono al nostro organismo e che comunque sarebbe meglio non assumere. L’alternativa? Un buon sale bianco quasi puro, da salina o salgemma, che costa anche meno.

Sale rosa? No grazie.

 

P.S. dimenticavo, anche le lampade al sale rosa servono solo a far luce, non a emanare “preziosi ioni negativi”. Sono carine, ma nulla più. Nessun effetto sulla salute.

Depurare il fegato per dimagrire

Il fegato è una ghiandola che svolge numerose funzioni fra cui quella di filtrare le tossine causa di intossicazioni e malattie. Un cattivo filtraggio è responsabile anche di un aumento ponderale difficile da smaltire. Leggi TUTTO.

Cibi senza glutine , un richio per la salute

Prima parte

Alimentarsi senza glutine è una esigenza sempre più crescente.

Non solo la CELIACHIA ma spesso anche per altre ragioni.

L’allergia al glutine e l’intolleranza ai glutinati sembrano non essere le uniche cause.

L’aumento delle malattie autoimmuni, peggiorata dai processi infiammatori dovuti a un consumo sempre più alto di frumento e di altre farine con glutine rende urgente, secondo l’approccio naturopatico ( ma ormai riconosciuto anche da molti nutrizionisti e medici), una alimentazione che preveda l’esclusione  di farine glutinate o prodotti che li contenga. In merito a questo c’è confusione e cattiva informazione.

Il marchio KAMUT spesso è venduto come un pane per celiaci ma questo non è vero.

Il grano Korasan (Kamut), l’avena, il farro, la segale contengono altresì glutine anche se in quantità lievemente ridotta.

Ancora vi è confusione fra frumento o grano con il mais e il gran turco.

Il primo si distingue dalla spiga dorata ed è il cereale io assoluto più utilizzato e manipolato e iperglutinato. L’iperglutinazione è una esigenza delle industrie panificatrici per rendere più facile la lavorazione del prodotto e accrescere dunque le caratteristiche di sofficità, “elasticità”, malleabilità della pasta ecc.

Il mais o grano turco è privo di glutine e si presenta in natura con la forma di pannocchia. Il mais è spesso soggetto a manipolazioni ogm.

IL riso, il mais, la quinoa, il grano saraceno e l’amaranto sono cereali senza glutine.

Ma il vero rischio per la salute sono i prodotti che si trovano in commercio gluten free ma ricchi di grassi nocivi per la salute.

Rispetto a una decina di anni fa, le cose sono cambiate. Ogni catena di supermercati ha la propria linea di prodotti sglutinati a costi accessibili. Ma ciò che accomuna i prodotti in vendita nelle grandi catene come nei negozi specializzati per celiaci o di prodotti naturali, sono gli ingredienti utilizzati.

Grassi vegetali come la Palma, il cocco, il girasole (favorisce lo sviluppo della malattia immunitaria), margarine idrogenate o non (la margarina  per essere tale deve essere idrogenata), vegetali o meno (anche qui c’è l’inganno della lavorazione ma non cambiano i rischi per la salute).

Dunque non rimane molta scelta. Glutine non ma con il rischio di aumentare i livelli di colesterolo..e non parliamo certo dell’HDL!

Di fatto, per esperienza ho notato che l’eliminazione dei soli prodotti da forno contenente margarina , oli vegetali di palma e cocco e mantenendo un regime alimentare normale, aumentando l’attività fisica può ridurre di trenta o quaranta punti il colesterolo in pochi mesi. Dunque senza grossi sacrifici.

Diverso è il discorso se è il fegato a produrre in maniera esagerata il colesterolo. Qui serve più fibra e un aiuto esterno come la maggiorazione di omega tre e riso rosso fermentato o altri integratori visti caso per caso.

Ma non disperiamo!

Mangiare senza glutine e sano è possibile con alcuni accorgimenti.

Intanto possiamo optare per pasta corta, penne e conchiglie con farine di cereali come quelle di legumi (ceci, lenticchie, castagne, piselli). Ho trovato anche cips senza glutine e con olio extra vergine (sottomarca ma buonissime). Le gallette di riso , mais, grano saraceno sono buoni sostituti ma in termini nutrizionali offrono ben poco. Certo, alla casalinga se si avesse tempo le soluzioni sono molteplici.IL mio è un appello alle case produttrici per cercare di introdurre prodotti con olio extra vergine di oliva nei loro lavorati. La ditta grondona ad esempio, utilizza per i suoi prodottti solo olio di qualità. Al momento non mi risulta se produce anche prodotti per celiaci, ma devo dire che sono davvero buoni e leggeri.

 

 

La vera focaccia genovese e non solo

Focaccia genovese morbida all’olio di oliva e rosmarino

Ingredienti:

farina 1000 g

acqua 350 g

olio extra vergine di oliva 150 g

sale 20 g

lievito di birra 50 g

zucchero 10 g

Impastare e lasciar riposare per una decina di minuti sul tavolo. Stendere la pasta su delle teglie, bucarla con le dita e spargere sopra una salamoia di acqua e olio e cospargere il tutto di rosmarino. Lasciar lievitare fino a circa il raddoppio del volume iniziale, spolverare con del sale grosso e infornare a circa 190°c per 20 minuti circa.

Focaccia di Recco (al formaggio)

Ingredienti per 3 teglie da 20 cm o 1 teglia da forno:

farina ” manitoba” 400 g

olio extravergine di oliva 50 ml

acqua 250 ml

sale qb

crescenza freschissima 400 g

Preparare gli ingredienti, formare un impasto con farina, versando un po’ di olio d’oliva aggiungete il sale ed infine l’acqua lavorate a mano (potrete farlo anche con l’impastatrice) sino a quando l’impasto risulterà morbido e liscio. Farlo riposare per circa 60 minuti in temperatura di circa 18/20° e coprire.     Dopo aver lasciato riposare l’impasto per 60 minuti, dividete l’impasto per prelevarne un pane di circa 1/2 chilogrammo e tirarlo leggermente con il mattarello rendendo la pasta sottile. Mettere le mani chiuse a pugno sotto la sfoglia e, ruotandola, allargarla e renderla più sottile possibile. Appoggiarla sulla teglia di rame precedentemente oliata. Quindi deporre sulla sfoglia la crescenza in piccoli pezzi (circa una noce per ciascun pezzo) in senso circolare. Fare una seconda sfoglia molto sottile (quasi trasparente) con lo stesso procedimento della prima e ricoprire la teglia con la sfoglia di base già cosparsa di crescenza. Chiudere le estremità delle due sfoglie in modo che i bordi sovrapposti risultino ben saldati ed eliminare la quantità di sfoglie (sopra e sotto) che fuoriescono della teglia. Con le dita pizzicare più punti della pasta formandovi dei fori della grandezza di circa 1 centimetro. Cospargerla di sale ed irrorarla con olio d’oliva.     Cuocere in forno alla temperatura di almeno 270° per circa 7/4 minuti. Il forno deve essere regolato in modo tale che il suolo sia più caldo del cielo del forno. La cottura sarà ultimata quando la focaccia avrà un colore dorato sopra e sotto.

La focaccia barese (ricetta di Palma D’Onofrio http://www.palmadonofrio.it)

Ingredienti per 6 persone

semola rimacinata di grano duro 200 g

farina 0 300 g

patate lesse 100 g

lievito madre 200 g

acqua 300 g

olio extravergine di oliva 50 g

sale 10 g

pomodori 20

olive nere baresane 10

origano

olio extravergine di oliva

sale grosso

Schiacciare le patate ancora calde, farle raffreddare. Porre in una ciotola le farine setacciate, le patate e il lievito madre, tagliato a pezzi piccoli, cominciare a impastare unendo l’acqua fredda, poca per volta, a metà dell’impasto unire il sale e, da ultimo incorporare l’olio. Lavorare bene l’impasto fino a quando non avremo ottenuto un panetto liscio ed elastico, ci vorranno circa 20 minuti. Dividere l’impasto in due panetti, ungerli e lasciarli lievitare fino a quando non avranno raddoppiato il volume iniziale. Trascorso il tempo di lievitazione, ungere generosamente due teglie e stendere l’impasto con le dita, creando delle fossette in cui affondare i pomodorini, schiacciati con le mani e le olive. Spolverizzare con origano, sale grosso e ungere con olio. Cuocere in forno caldo a 250° per 20 minuti circa.

http://www.msm.com

Carne lavorata ed alcol aumentano il rischio di cancro allo stomaco, secondo una nuova ricerca

Sono passati soltanto pochi mesi da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito ufficialmente le carni rosse e quelle lavorate tra gli agenti in grado di aumentare il rischio di sviluppare un carcinoma del colon-retto. Adesso il World Cancer Research Fund (WCRF) ha diffuso i risultati di un’analisi di 89 studi che suggeriscono, tra le altre cose, come esistano forti prove dell’aumento del rischio di sviluppare un cancro allo stomaco per i forti consumatori di carni lavorate.

Il WCRF definisce la carne lavorata come quella carne conservata tramite “affumicatura, salatura o aggiunta di conservanti”. Nel report viene messo in risalto come altri comprovati fattori di rischio siano rappresentati da un significativo consumo di sostanze alcoliche (tre o quattro drink al giorno) e dall’obesità.

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Il report opera una distinzione tra i tumori allo stomaco nel cardias o altrove: il cardias è l’orifizio superiore di comunicazione tra l’esofago e lo stomaco e si trova nella parte superiore di quest’ultimo. Per quanto riguarda la carne il report indica come maggiore rischio quello relativo ai tumori non situati nel cardias, mentre per le sostanze alcoliche l’aumento del rischio è quello relativo a casi di cancro nella parte superiore dello stomaco.

Quelli riportati sopra vengono considerati agenti con alte probabilità di aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Esistono però prove limitate che l’incremento sia possibile anche a causa del consumo di pesce o carne alla griglia o al barbecue e da uno scarso o nullo consumo di frutta. Sul versante opposto, esistono invece prove limitate di una possibile diminuzione del rischio con un aumento del consumo di agrumi.

Il peggior fattore di rischio per quanto riguarda il cancro allo stomaco risulta comunque sempre il fumo, come confermato già da tempo da altre ricerche: il tabagismo viene considerato l’elemento scatenante di circa 1 caso su 9 di questo tipo di tumore.

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“Queste nuove prove ci danno un quadro più chiaro”, spiega Rachel Thompson, responsabile dell’analisi delle ricerche per il WCRF. “Adesso possiamo per la prima volta dire che bere alcol, mangiare carne lavorata ed essere sovrappeso o obeso può aumentare il rischio di sviluppare un tumore allo stomaco. Auspicabilmente, questi risultati aiuteranno le persone a comprendere meglio cosa incrementi il loro rischio di cancro, in modo che possano prendere decisioni informate riguardanti le loro scelte di stile di vita”.

Da http://www.msn.com