La vera focaccia genovese e non solo

Focaccia genovese morbida all’olio di oliva e rosmarino

Ingredienti:

farina 1000 g

acqua 350 g

olio extra vergine di oliva 150 g

sale 20 g

lievito di birra 50 g

zucchero 10 g

Impastare e lasciar riposare per una decina di minuti sul tavolo. Stendere la pasta su delle teglie, bucarla con le dita e spargere sopra una salamoia di acqua e olio e cospargere il tutto di rosmarino. Lasciar lievitare fino a circa il raddoppio del volume iniziale, spolverare con del sale grosso e infornare a circa 190°c per 20 minuti circa.

Focaccia di Recco (al formaggio)

Ingredienti per 3 teglie da 20 cm o 1 teglia da forno:

farina ” manitoba” 400 g

olio extravergine di oliva 50 ml

acqua 250 ml

sale qb

crescenza freschissima 400 g

Preparare gli ingredienti, formare un impasto con farina, versando un po’ di olio d’oliva aggiungete il sale ed infine l’acqua lavorate a mano (potrete farlo anche con l’impastatrice) sino a quando l’impasto risulterà morbido e liscio. Farlo riposare per circa 60 minuti in temperatura di circa 18/20° e coprire.     Dopo aver lasciato riposare l’impasto per 60 minuti, dividete l’impasto per prelevarne un pane di circa 1/2 chilogrammo e tirarlo leggermente con il mattarello rendendo la pasta sottile. Mettere le mani chiuse a pugno sotto la sfoglia e, ruotandola, allargarla e renderla più sottile possibile. Appoggiarla sulla teglia di rame precedentemente oliata. Quindi deporre sulla sfoglia la crescenza in piccoli pezzi (circa una noce per ciascun pezzo) in senso circolare. Fare una seconda sfoglia molto sottile (quasi trasparente) con lo stesso procedimento della prima e ricoprire la teglia con la sfoglia di base già cosparsa di crescenza. Chiudere le estremità delle due sfoglie in modo che i bordi sovrapposti risultino ben saldati ed eliminare la quantità di sfoglie (sopra e sotto) che fuoriescono della teglia. Con le dita pizzicare più punti della pasta formandovi dei fori della grandezza di circa 1 centimetro. Cospargerla di sale ed irrorarla con olio d’oliva.     Cuocere in forno alla temperatura di almeno 270° per circa 7/4 minuti. Il forno deve essere regolato in modo tale che il suolo sia più caldo del cielo del forno. La cottura sarà ultimata quando la focaccia avrà un colore dorato sopra e sotto.

La focaccia barese (ricetta di Palma D’Onofrio http://www.palmadonofrio.it)

Ingredienti per 6 persone

semola rimacinata di grano duro 200 g

farina 0 300 g

patate lesse 100 g

lievito madre 200 g

acqua 300 g

olio extravergine di oliva 50 g

sale 10 g

pomodori 20

olive nere baresane 10

origano

olio extravergine di oliva

sale grosso

Schiacciare le patate ancora calde, farle raffreddare. Porre in una ciotola le farine setacciate, le patate e il lievito madre, tagliato a pezzi piccoli, cominciare a impastare unendo l’acqua fredda, poca per volta, a metà dell’impasto unire il sale e, da ultimo incorporare l’olio. Lavorare bene l’impasto fino a quando non avremo ottenuto un panetto liscio ed elastico, ci vorranno circa 20 minuti. Dividere l’impasto in due panetti, ungerli e lasciarli lievitare fino a quando non avranno raddoppiato il volume iniziale. Trascorso il tempo di lievitazione, ungere generosamente due teglie e stendere l’impasto con le dita, creando delle fossette in cui affondare i pomodorini, schiacciati con le mani e le olive. Spolverizzare con origano, sale grosso e ungere con olio. Cuocere in forno caldo a 250° per 20 minuti circa.

http://www.msm.com

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Carne lavorata ed alcol aumentano il rischio di cancro allo stomaco, secondo una nuova ricerca

Sono passati soltanto pochi mesi da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito ufficialmente le carni rosse e quelle lavorate tra gli agenti in grado di aumentare il rischio di sviluppare un carcinoma del colon-retto. Adesso il World Cancer Research Fund (WCRF) ha diffuso i risultati di un’analisi di 89 studi che suggeriscono, tra le altre cose, come esistano forti prove dell’aumento del rischio di sviluppare un cancro allo stomaco per i forti consumatori di carni lavorate.

Il WCRF definisce la carne lavorata come quella carne conservata tramite “affumicatura, salatura o aggiunta di conservanti”. Nel report viene messo in risalto come altri comprovati fattori di rischio siano rappresentati da un significativo consumo di sostanze alcoliche (tre o quattro drink al giorno) e dall’obesità.

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Il report opera una distinzione tra i tumori allo stomaco nel cardias o altrove: il cardias è l’orifizio superiore di comunicazione tra l’esofago e lo stomaco e si trova nella parte superiore di quest’ultimo. Per quanto riguarda la carne il report indica come maggiore rischio quello relativo ai tumori non situati nel cardias, mentre per le sostanze alcoliche l’aumento del rischio è quello relativo a casi di cancro nella parte superiore dello stomaco.

Quelli riportati sopra vengono considerati agenti con alte probabilità di aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Esistono però prove limitate che l’incremento sia possibile anche a causa del consumo di pesce o carne alla griglia o al barbecue e da uno scarso o nullo consumo di frutta. Sul versante opposto, esistono invece prove limitate di una possibile diminuzione del rischio con un aumento del consumo di agrumi.

Il peggior fattore di rischio per quanto riguarda il cancro allo stomaco risulta comunque sempre il fumo, come confermato già da tempo da altre ricerche: il tabagismo viene considerato l’elemento scatenante di circa 1 caso su 9 di questo tipo di tumore.

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“Queste nuove prove ci danno un quadro più chiaro”, spiega Rachel Thompson, responsabile dell’analisi delle ricerche per il WCRF. “Adesso possiamo per la prima volta dire che bere alcol, mangiare carne lavorata ed essere sovrappeso o obeso può aumentare il rischio di sviluppare un tumore allo stomaco. Auspicabilmente, questi risultati aiuteranno le persone a comprendere meglio cosa incrementi il loro rischio di cancro, in modo che possano prendere decisioni informate riguardanti le loro scelte di stile di vita”.

Da http://www.msn.com

Terapia a basso dosaggio

Per stare bene è necessario essere sempre aggiornati. Vediamo di cosa si tratta.

AL BORDO DELLA NOTTE

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Che cosa si intende per medicina low dose? Si tratta di terapia a basso dosaggio che prevede una parte di principio attivo minima all’interno del rimedio stesso.
L’utilità di questa medicina sta nei principi attivi che utilizza: spesso sono molecole già presenti nel nostro organismo che effettuano un’azione terapeutica particolare.
Utilizzando la medicina low dose si introducono nel corpo sostanze già presenti che agiscono da richiamo, stimolando la cura di molti disturbi.

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Proteine vegetali, un aiuto concreto per equilibrare l’alimentazione

Informazioni alimentari utili soprattutto per i neofiti i fatto di cucina naturale!

Cinzia Zedda naturopata "consultant"

Le proteine sono elementi essenziali per il benessere dell’organismo.

Hanno qualità insostituibili come ogni elemento nutrizionale e non devono essere demonizzate o accantonate.

Questo succede spesso nei primitivi  tentativi di approccio verso l’alimentazione vegetariana e vegana o nel tentativo di approcciare in modo casalingo un “personal diet style.”

La conseguenza è una deprivazione organica con conseguenza anche gravi rispetto alle esigenze fisiologiche dell’organismo stesso.

Cosa vuol dire questo?

Significa che si ignorano le esigenze fisiologiche  e le  conseguenze che una eventuale carenza di tali elementi proteici possono causare sull’organismo.

Non parliamo solo di obiettivi dietetici da raggiungere sul piano muscolare e dunque sportivo ed estetico o etico o per altri motivi, in questi casi  ci salvano le proteine vegetali (ed è proprio di questo che parleremo), ma trascurare la possibilità di introdurre una quota proteica corretta nell’alimentazione può condurre anche a casi di amenorrea e nel peggio a fenomeni di

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