A proposito dei test per le intolleranze

*** Il quesito sull’affidabilità dei test per la ricerca delle intolleranze, è stato spesso dibattuto. La richiesta per effettuare un test per stabilire se è presente un’intolleranza, è in continuo aumento. In Italia, circa il 20 % degli italiani ritiene di essere intollerante ad un alimento. In realtà, molto spesso, non si tratta di intolleranza e l’abuso nell’utilizzo di test non affidabili, può aggravare una situazione in realtà estranea all’intolleranza stessa, con il rischio di ignorare o sottovalutare la vera causa del disturbo. Può succedere infatti che non vi sia nessuna relazione fra il sintomo che causa il disturbo e l’intolleranza verso l’alimento sospettato.
La sofisticazione alimentare e l’abuso di cibi industriali, hanno aumentato la sensibilità organica verso l’abuso di alcune sostanze in essi contenuti. Pulire e depurare l’organismo, oltre che rivedere la propria alimentazione, si rivelano spesso le soluzioni più intelligenti, qualora si sia esclusa la possibilità che vi siano patologie più serie a causare il disturbo.
Ecco i punti che sono messi più in discussione rispetto ai test per le intolleranze:
A)L’utilizzo di macchinari per effettuare i test delle intolleranze, sono sicuramente un comodo strumento per agevolare il lavoro dell’operatore, ma non responsabilizza il soggetto che si sottopone al test (ma neppure l’operatore, perché così facendo, egli delega al macchinario un risultato che dovrebbe essere invece oggetto di osservazione e studio da parte sua), nella presa di coscienza dei meccanismi che avvengono nell’organismo, e nella correzione dei comportamenti alimentari sbagliati, che hanno sviluppato “l’intolleranza”.
B)Le “provette”,(o fialette), utilizzate per il vega test e per i test muscolari o il pendolino, sono in vetro, ed il vetro si sa, non è un materiale conduttore, ma isolante. Per cui la sostanza da testare e la pelle del soggetto sotto osservazione sono isolati fra di loro. Non esiste alcuna possibilità di connessione fra la sostanza da testare e l’individuo sottoposto al test .
C)Non di meno, le boccette sono contaminate dall’energia delle persone che le hanno testate in precedenza. Non è fattibile per l’operatore sterilizzare le provette fra una consulenza e l’altra (a volte, sono oltre duecento!)
D)Il test kinesiologico, utilizza la misurazione della forza muscolare per testare l’intolleranza. Il soggetto tiene in una mano la fialetta, mentre con l’altra spinge con forza la mano verso l’operatore. La percezione di debolezza muscolare del soggetto nella spinta, farebbe pensare ad una intolleranza verso la sostanza testata in quel momento. Inoltre l’operatore a cui ci si rivolge quasi mai ha acquisito l’esperienza necessaria in materia (teorica e pratica). Spesso, la preparazione si basa su corsi della durata di poche ore o di un week end! Anche qui, siamo di fronte a due quesiti: Il primo è l’influenza che può subire involontariamente il soggetto durante la prova muscolare, e numero due, l’intolleranza è testata anche qui attraverso l’utilizzo di fialette di vetro. E’ dimostrato che non vi è alcuna attendibilità scientifica e non esiste una relazione che coinvolge il muscolo o lo scheletro nella relazione con le intolleranze alimentari.
E)Nella terapia vibrazionale ed energetica, il soggetto individua le sostanze mal tollerate tramite l’utilizzo di “carte” (o altri strumenti). In teoria si deve scegliere la carta che più ci ispira, o scegliendola d’impulso. Senza usare il ragionamento. Questo metodo è inaffidabile perché l’individuo è sottoposto al condizionamento ed alla suggestione visiva ed emotiva.
Questo metodo potrebbe Funzionare, se il soggetto si sottoponesse prima ad esercizi di preparazione con la meditazione. La scelta dovrebbe essere quindi effettuata in uno stato di sub coscienza e ad occhi chiusi.
F)L’utilizzo di “penne” e cursori”, collegati ai macchinari, non sono attendibili (Vega test).
E’ sufficiente che la punta del cursore non sia ben direzionata, o che la pelle sia “contaminata” dall’utilizzo di profumi e creme, residui di sapone, bagno doccia o, detersivo rilasciato dagli indumenti sulla pelle anche in minima quantità per falsare il risultato.
Inoltre, se ripetuti più volte, generano quasi sempre risultati diversi. L’uso di macchinari costosi e sofisticati, non sono sinonimo di affidabilità.
F) Il test citotossico: stabilisce l’intolleranza ponendo a contatto l’allergene con il sangue, determinando così una reazione da parte dei globuli bianchi.
L’intolleranza viene attribuita nel caso vi sia un’alta distruzione dei globuli bianchi a contatto con la sostanza da testare. Il test si rivela inaffidabile perché se ripetuto più volte, sullo stesso soggetto ma in momenti diversi, il risultato cambia. Sudi effettuati, hanno evidenziato che non vi è nessuna relazione fra il risultato del test e la reazione allergica ai cibi verso i quali si sono ipotizzati reazioni di intolleranze.
G)lI test del capello: non ha validità logica ne scientifica nella ricerca delle intolleranze alimentari. L’analisi si rivela utile solo nei casi si debbano ricercare residui tossici (metalli pesanti)e l’individuazione di alcune droghe.
Precisazione:L’analisi iridologica, non è un esame per la ricerca delle intolleranze, come erroneamente, alcuni operatori fanno credere.
L’esame dell’iride, si rivela utile nella ricerca di uno squilibrio organico individuato attraverso l’accumulo di acidi depositati sulla superficie iridea.
Ad esempio, se si rileva un ‘eccesso di acido ossalico sulla superficie iridea da analizzare, si agirà consigliandola riduzione di quei cibi ( come i pomodori) che producono o aumentano la fermentazione nell’intestino di acido ossalico. Inoltre procedere lavorando per ripristinare una situazione di eubiosi intestinale, è il sintomo di un lavoro svolto con metodo, professionalità e buon senso.

Tratto dal libro “il cibo che mi passa per la testa”
Cinzia Zedda

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